Lenti a contatto per miopia-ipermetropia-astigmatismo e presbiopia

Lenti a contatto per miopia-ipermetropia-astigmatismo e presbiopia

Le lenti a contatto sono dispositivi medici chirurgici a forma di piccola calotta trasparente, che vengono applicati sulla superficie oculare indicate per la correzione della maggior parte dei difetti di rifrazione (miopia, ipermetropia, astigmatismo), anche se presenti contemporaneamente nello stesso soggetto. Inoltre, alcune lenti a contatto sono in grado di correggere la presbiopia, variazione della vista legata all’avanzamento dell’età.

 

Ne esistono di vari tipi, che si dividono per durata, dalla più comune usa e getta alle lenti a ricambio annuale, e per materiale. Le più diffuse sono le lenti a contatto morbide in silicone idrogel, nonché le più economiche. Sul fronte delle lenti morbide stiamo assistendo alla diffusione di un nuovo materiale più biocompatibile del silicone, la glicerina, che ancora rimane poco utilizzato dalle multinazionali per via del costo della materia prima.

 

Se queste suddivisioni valgono per le lenti morbide, non è certo lo stesso per le rigide gas-permeabili e per le lenti a contatto rigide, che rappresentano però anche l’inizio della storia di questi dispositivi. Rimangono meno diffuse delle lenti morbide a causa della necessità di una costruzione su misura e del discomfort iniziale.

 

Ad ogni modo, le lenti a contatto risultano essere una soluzione molto vantaggiosa sia per un uso quotidiano, da mattina a sera, sia per un uso saltuario o finalizzato ad una attività specifica (attività fisica, hobby), permettendo infatti un maggiore campo visivo. Inoltre, quando sussiste una differenza molto elevata tra un occhio e un altro o diametralmente opposta, le lenti a contatto risultano essere lo strumento di correzione più efficace.

Non tutti però sono idonei all’applicazione contattologica, infatti si consiglia una visita medica oculistica preventiva per escludere eventuali patologie.

La ricerca e l’innovazione scientifica continuano ad essere gli elementi caratterizzanti la contattologia, che continua ad evolversi nello studio di nuovi materiali, per consentire una sempre maggiore trasmissione di ossigeno alla cornea grazie ad una minore tendenza alla disidratazione. Questo fa sì che le lenti a contatto oggi possano permettere performance elevate nel massimo comfort.

Effettuare una corretta manutenzione è la regola fondamentale per preservare la funzionalità ottimale delle lenti a contatto e garantire la salute oculare. Solo attraverso una gestione corretta delle fasi di manipolazione, rimozione, pulizia e conservazione, si possono ottenere dalle lenti a contatto i migliori risultati ed essere certi di utilizzarle con la massima sicurezza [1].

Il contattologo è il professionista che si occupa della prevenzione, diagnosi e cura della vista tramite le lenti a contatto adatte alle esigenze di ogni singolo paziente, e informa quest’ultimo sulle modalità e corretto utilizzo e manutenzione.

Permeabilità e trasmissibilità all’ossigeno

Le principali proprietà dei materiali utilizzati da tenere presente per la costruzione delle lenti a contatto sono: permeabilità all’ossigeno, bagnabilità, durezza, resistenza ai depositi, conducibilità termica, peso specifico e spessore, biocompatibilità.

La permeabilità all’ossigeno è caratteristica fondamentale per una buona tollerabilità delle lenti a contatto, dato che la presenza di ossigeno è un fattore indispensabile per il metabolismo corneale. La capacità di trasmettere ossigeno viene indicata come “valore Dk”: “D” rappresenta il coefficiente di diffusione del gas attraverso il materiale, mentre “k” è una costante che indica la quantità di ossigeno presente nel materiale stesso.

La bagnabilità è la capacità di un liquido di ricoprire una superficie solida ed ha particolare importanza in relazione al mantenimento del film lacrimale, il cui mantenimento è condizione necessaria per la compatibilità tra occhio e lente.

La biocompatibilità è la mancanza assoluta di reazioni avverse da parte dell’organismo verso un materiale. La ricerca scientifica applicata alla contattologia ha portato alla realizzazione di numerosi materiali che posseggono questa particolare caratteristica.

La permeabilità è indicata col termine Dk, dove D è uguale alla diffusività di materia attraverso un materiale e K la solubilità della stessa. Questa caratteristica, ovvero la capacità di un materiale di trasmettere attraverso di sé il gas, è fissa per ogni polimero, ma può variare con la temperatura. Fattore di forte influenza nel passaggio dell’ossigeno è anche lo spessore della lente presa in esame. Una corretta valutazione della permeabilità prescinde necessariamente da esso. Per definire quindi l’esatto apporto di ossigeno proveniente alla cornea con l’applicazione di lenti a contatto, bisogna parlare di trasmissibilità all’ossigeno, ovvero del valore Dk posto in relazione con lo spessore t: Dk/t.

Tipi di lenti a contatto

Le lenti a contatto in commercio si suddividono in tre grandi categorie:

  • lenti a contatto morbide;
  • lenti a contatto rigide;
  • lenti a contatto rigide gas permeabili.

Lenti a contatto morbide

Le lenti a contatto morbide sono caratterizzate dalla presenza, nella loro struttura, di una percentuale di acqua che va dal 36% al 75% e dalla permeabilità dell’ossigeno (possibilità dell’ossigeno di passare attraverso la lente e raggiungere la cornea).

Normalmente, in condizione idratata, le dimensioni di una lente a contatto morbida sono comprese tra i 13 e i 15mm con uno spessore da 0,06 a 0,4mm. Spesso hanno una leggera colorazione (detta tinta di visibilità o più semplicemente v.t.).

L’elevata quantità d’acqua e il materiale in cui sono realizzate fanno sì che queste lenti a contatto possano sporcarsi facilmente e per questo necessitino di una accurata pulizia.

Le lenti a contatto morbide possono essere scelte, oltre all’esigenza correttiva, in base alla durata di utilizzo, alla quale è importante attenersi scrupolosamente. Il portatore di lenti a contatto può optare per:

  • lenti a contatto giornaliere da utilizzare per una sola giornata e poi gettate;
  • lenti a contatto disposable o “usa e getta” che possono avere una durata settimanale quindicinale o mensile;
  • lenti a contatto ad uso continuo per un porto ininterrotto giorno e notte fino a 30 giorni;
  • lenti a contatto a ricambio frequente la cui durata va da 3 a 6 mesi;
  • lenti a contatto morbide convenzionali o a sostituzione programmata che durano 12 mesi.

Lenti a contatto rigide

Le lenti a contatto rigide sono più piccole ed hanno una consistenza e una struttura più “sostenuta” rispetto a quelle morbide. Sono realizzate in pMMA (polimetilmetacrilato), sostanza che non si lascia attraversare dall’ossigeno, il quale raggiunge così l’occhio solo attraverso il ricambio lacrimale.

Lenti a contatto rigide gas permeabili

Chiamate anche, impropriamente, semirigide, le lenti a contatto rigide gas permeabili, a differenza delle rigide, si lasciano invece attraversare dall’ossigeno, assicurando così un maggior comfort grazie alla migliore ossigenazione corneale.

Lenti cosmetiche

Sono disponibili due tipi di lenti a contatto colorate: opache e intensificanti. Le lenti opache coprono tutta l’iride e, pertanto, la superficie visibile non è altro che il colore della lente stessa; le lenti intensificanti non cambiano il colore degli occhi ma rendono più forte quello già presente. Esistono lenti a contatto colorate che oltre ad avere una funzione puramente cosmetica possono correggere i difetti visivi. le lenti a contatto cosmetiche sono sempre dispositivi medici e per questo soggette allo stesso tipo di manutenzione.

Manutenzione

La manutenzione della lente a contatto ha lo scopo di mantenere integre nel tempo le caratteristiche chimico-fisiche del materiale [4][5].

La manutenzione ordinaria di queste lenti si divide in diversi processi:

  • Pulizia
  • Disinfezione
  • Risciacquo
  • Lubrificazione

Pulizia

L’azione di pulizia è essenziale per la rimozione dalla superficie della lente di muco e cosmetici, e precede l’azione disinfettante della stessa. La presenza di questi composti diminuisce l’effetto di disinfezione effettuato posteriormente, diminuisce la bagnabilità del materiale ed il comfort d’utilizzo. Gli agenti pulenti possono essere di natura anionica, non ionica o anfotera. I secondi sono i tensioattivi maggiormente utilizzati, per la loro caratteristica di emulsionare i lipidi, solubilizzando i depositi e rimuovendo i contaminanti presenti nella lacrima.

Disinfezione

L’azione di disinfezione ha come scopo principale il prevenire uno stato patologico iniziale proveniente da un agente eziologico presente sulla superficie della lente a contatto.

Le soluzioni utilizzate per la disinfezione sono composte da uno o più antisettici, quali il Benzalconio cloruro, il thimerosal e la clorexidina, e da un chelante, quale l’EDTA.

Risciacquo

L’azione di risciacquo ha la funzione di eliminare gli scarti provenienti dall’azione di disinfezione, mantenere la bagnabilità della superficie e svolgere ruolo di tampone, ovvero di mantenere il livello del pH su valori neutri o lievemente basici (intervallo PH=7,0/7,4). Le soluzioni utilizzate sono prevalentemente saline. Vanno utilizzati solamente i liquidi appositi: le lenti a contatto non vanno mai risciacquate sotto l’acqua corrente, che può invece provocare gravi infezioni oculari (causate, ad esempio, da una patologia come la cheratite).

Lubrificazione

L’azione di lubrificazione è necessaria per mantenere l’idrofilia del materiale, essenzialmente idrofobo. L’azione di ricopertura del film lacrimale protegge inoltre la superficie della lente durante l’applicazione, prevenendo la trasmissione dalle dita di depositi sebacei.

I componenti maggiormente utilizzati come agenti umettanti sono l’alcool polivinilico, l’ossido di polietilene, l’idrossietilcellulosa e la metilcellulosa.

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